Tramonta la possibilità per Sunesis Pharmaceuticals di commercializzare il suo candidato contro la leucemia mieloide grave. È quanto emerge dai primi riscontri che l’azienda ha avuto dal Comitato per i medicinali ad uso umano (CHMP) dell’EMA. Un’ipotesi che di fatto sembra replicare quanto già accaduto con l’FDA nel 2015 sempre per lo stesso prodotto. I dati del farmaco Vosaroxin, infatti, sembrano non aver convinto il panel di esperti che avrebbe dovuto dare il primo parere per la raccomandazione in Europa. Due anni fa, dagli studi era emerso che il prodotto aveva mancato gli endpoint primari relativi al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti, quando il prodotto veniva associato al generico cytarabine. Da lì il no dell’FDA ed oggi, anche a fronte di nuovi dati, l’esito europeo non sembra essere dissimile. Si renderebbe necessario un secondo studio clinico, ma gli investitori fanno vacillare le azioni dell’azienda che aveva riposto in questo nuovo prodotto molte attese ipotizzando potesse essere considerato come una nuova classe di farmaci nel trattamento dell’AML. Negli ultimi 30 anni per il trattamento di questa malattia non ci sono state nuove cure, ad eccezione del prodotto della Sunesis e di quello di Novartis che recentemente ha incassato un primo ok da parte dell’FDA. Il CEO della biotech americana, Daniel Swisher, ha dichiarato che “l’azienda deve valutare con attenzione delle valide alternative per supportare l’avvio di un secondo iter clinico”. Se questo non dovesse avvenire si renderà necessario per l’azienda entrare in nuovi mercati.
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